SuperSabry - SuperEroi Taxi Milano 25

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SuperSabry, 20 anni di Cagliari
Mi chiamo Sabrina, ho 20 anni e vivo in un paesino in provincia di Cagliari. Abito con i miei genitori, Alessio e Simona, e con i miei due fratellini, Beatrice di 4 anni e Massimo di 9 mesi. La mia passione più grande è lo sport. Prima della malattia praticavo ginnastica artistica a livello agonistico da più di 14 anni. Sono una ragazza semplice, mi piace uscire con gli amici, andare a ballare e viaggiare.
Ecco qua, questa è SuperSabry.
Come sei rappresentata?
Sono un gufo che indossa una felpa mimetica, un paio di pantaloncini colorati e un paio di tacchi alti. Sotto la mia ala, custodita gelosamente, ho la bandiera della mia  splendida Sardegna.
Perché hai scelto di essere rappresentata così?
La prima volta che vidi Zia Caterina lei mi disse che sembravo un gufo perché ho gli occhi grandi e scuri. Il gufo nella mia terra simboleggia la prudenza e la saggezza, ha la capacità di guidare ogni uomo nei periodi di cambiamento. Mi rappresentava perfettamente.
Che cosa si prova ad essere un supereroe del taxi Milano 25?
Devi lottare ogni giorno contro lo stesso tipo di mostro, come nei cartoni animati. La differenza, però, la noti solo quando ti accorgi che il mostro rimane lì dentro di te e spegnere la tv non lo farà sparire.
Che cosa provi quando sei sul taxi Milano 25?
Sono molto legata a quella macchina. Viaggiare a bordo di quel taxi ti dà la carica necessaria per affrontare ogni singolo giorno con il sorriso, sei circondato da tanti supereroi e il dolore si trasforma in forza, come per magia!
Ricordi come hai conosciuto Zia Caterina e le prime impressioni?
Ero entrata solo da qualche giorno al CTO di Firenze, per una semplice biopsia al ginocchio. I miei genitori erano già andati via e io ero in camera che pensavo a cosa potessi avere di così tanto grave da tenermi lontana da casa. Era tardi e non si sentiva volare una mosca. Ad un certo punto in lontananza sentii degli strani campanellini che ogni secondo si facevano sempre più vicini, “sto impazzendo” pensai! Poi questi campanelli smisero di suonare all’improvviso e al loro posto si mise a suonare uno strano maialino. Io abbastanza incuriosita mi alzai e appena misi la testa fuori dalla camera un signore mi guardò e mi disse :“vieni voglio farti conoscere una persona”.
Entrai nella stanza di Gianmarco, il primo supereroe che ho conosciuto, e al suo fianco era seduta una strana signora tutta colorata, portava anche un cappello con dei fiori enormi, sembrava uscita da un film per bambini! Io all’inizio non ci parlai molto, più che altro ascoltavo. Lei mi diede come regalo il suo libro, dove erano raffigurati degli strani personaggi che lei chiamava supereroi. Il giorno dopo arrivò il referto della biopsia e in quel momento il mio perfetto mondo crollò. La chiamai e quella stessa sera lei venne con dei palloncini per darmi il benvenuto in quel mondo di supereroi. Ero felice di averla conosciuta, mi aveva fatto scordare di tutto in pochi minuti con il semplice suono di maialino!
Quando ti è stata diagnosticata la malattia e quale è stata la tua prima reazione?
Stavo giocando con un mio amico nella piazza del mio paese, ho sbattuto in ginocchio contro il suo e da quel momento è iniziato un dolore leggero che riuscivo a far passare solo con le medicine. Continuavo comunque a fare i miei allenamenti, a correre, saltare a vivere una vita normale. Questo dolore però dopo circa un mese aumentò. Andai a fare una risonanza magnetica e i medici non diedero risposte troppo confortanti, ma nulla di certo. Il 24 dicembre 2012, proprio la vigilia di Natale, arrivò la telefonata tanto attesa; dovevo andare a Firenze per effettuare una biopsia al femore. Dopo l’intervento dovetti attendere alcuni giorni prima di avere il referto ufficiale, quel referto che mi cambiò la vita. Il 10 gennaio iniziai le chemio, quel giorno non lo dimenticherò mai! A 20 anni sentirsi dire che la tua vita non sarà più la stessa non è il massimo. È un’età
dove inizi a crearti il tuo mondo e vederlo crollare, come un castello di carte, ti toglie il respiro. Io praticavo uno sport splendido, la ginnastica artistica, dove potevo in tutti i sensi “volare”. Quando il medico mi disse che avrei dovuto rinunciare a tutto questo mi sono sentita morire. Sono sempre stata una ragazza forte che riusciva a sconfiggere ogni singola paura. In quel caso però, per la prima volta, ero impotente davanti a un mostro molto più grande e forte di me.
Che studi hai fatto e che cosa stai facendo ora?
Durante la mia malattia, nonostante tutto, sono riuscita a prendere la maturità come perito informatico. Una grande soddisfazione per me, mi ha dato la carica per finire al più presto le cure.
Che sogni hai per il futuro?
Il mio sogno è sempre stato quello di entrare nell’esercito (per questo il mio supereroe indossa la felpa mimetica). Fin da piccola ho amato la divisa e speravo un giorno di poterla indossare. A causa della malattia però ho dovuto cambiare i miei piani e una volta finite le chemio vorrei andare all’università per poi lavorare con i bambini. Frequentando gli ospedali ho capito che non serve una divisa importante per essere un eroe, basta solo portare un sorriso!
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